Villa Rufolo, a Ravello una Meravigliosa Terrazza sulla Costa d’Amalfi

Villa Rufolo Ravello

Villa Rufolo è un prestigioso edificio  situato nel centro storico di Ravello proprio di fronte al Duomo nella Piazza del Vescovado.

L’edificio originale risale al XIII secolo, fu poi ristrutturato nel corso dell’Ottocento diverse volte, sino alla versione che oggi possiamo ammirare.

E’ il gioiello del Comune e conserva secoli di storia della Repubblica d’Amalfi, racchiude le sue opere d’arte e leggende.

Siamo di fronte ad un edificio unico nel suo genere, pregno di segni della sua storia di crocevia di scambi culturali e commerciali tanto da essere definita “una piccola Alhambra”.

La Villa è molto famosa ed ospita, tra i vari eventi, il Ravello Festival che vede ogni anno arrivare in Costiera Amalfitana artisti di calibro mondiale.

Entriamo nello specifico e conosciamo meglio questo tesoro architettonico.

La storia della famiglia Rufolo

Villa Rufolo

La famiglia Rufolo divenne prestigiosa nel Mezzogiorno durante la seconda metà del XIII secolo.

La loro presenza a Ravello risale all’XI secolo. Il loro casato deteneva diversi possedimenti nel Comune e addirittura nel 1150 Giovanni Rufolo salì sulla cattedra vescovile della città e vi rimase fino alla morte.

Questo status aiutò ad aumentare il livello sociale della famiglia tanto da portare un membro, Nicola Rufolo, a sposare una delle donne più potenti del Meridione: Sigilgaida della Marra, ossia la sorella di Angelo I tesoriere del Regno di Federico II.

Durante il XIII secolo Nicola Rufolo fece realizzare diverse opere architettoniche sia a Ravello che  a Giovinazzo; inoltre, approfittando della posizione di potere della moglie e della sua famiglia, si specializzo insieme ai figli nella gestione economica del Regno.

Successivamente dopo la Guerra del Vespro e dopo il potere degli Angioini, la famiglia Rufolo capitolò.

Nel 1283 alcuni membri della famiglia vennero catturati e le loro terre confiscate. Alcuni vennero anche condannati a morte: il più importante era Lorenzo Rufolo.

Probabilmente è proprio da lui che il Boccaccio prese ispirazione per la novella di “Landolfo Rufolo” procacciatore di mercanzie che per moltiplicare il patrimonio investì tutti i suoi averi mandando in rovina se stesso e la famiglia.

La novella del Boccaccio si conclude con un lieto fine che sta a simboleggiare la fortuna, cosa che nella realtà alla famiglia Rufolo è mancata.

Nel XV secolo la famiglia Rufolo perse tutto e Peregrino Rufolo, vescovo di Ravello, si definì come l’ultimo della sua stirpe.

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Villa Rufolo nella sua bellezza

Villa Rufolo 3

Di questo gioiello e immenso patrimonio, una parte è stata lasciata alle intemperie e quindi vittima del tempo e dell’incuria; all’altra parte, invece, è stata data nuova vita.

In dieci secoli di storia l’edificio ha visto stili architettonici diversi: da quello arabo a quello normanno, fino aduno stile più romanico dell’Ottocento.

La Villa, infatti,  dopo le vicende della famiglia Rufolo viste poco fa fu venduta nell’Ottocento allo scozzese Francis Neville Reid, il quale la ristrutturò dandole l’aspetto che oggi possiamo ammirare.

Alla villa si accede attraverso un’apertura nella Torre d’ingresso. La Torre  in realtà ha una funzione esclusivamente ornamentale, sormontata da una cupola a ombrello fregiata d’archi intrecciati e sostenuti da colonne in terracotta.

Villa Rufolo 4

In origine le superfici in pietra erano decorate con colori a calce; mentre nella cupola è particolare l’impiego di un pigmento di colore giallo trasparente, probabilmente smalto di ceramica macinato dopo la cottura. Ai quattro angoli vi sono delle statue rappresentanti le quattro stagioni.

Attraversando il viale che si apre oltre il portale, attorniato da cipressi e tigli, si arriva al Chiostro.

Questo si sviluppa su tre bracci di cui oggi restano solo trentasei colonnine sul lato nord e due archi integri sulla sinistra.

Nella parte meridionale un loggiato di colonnine decorate con intrecci e decorazioni di foglie.

Villa Rufolo

Appena fuori dal Chiostro, dopo una scalinata, si giunge alla Torre Maggiore che fronteggia il campanile del Duomo di Ravello e sovrasta i terrazzamenti della Costiera Amalfitana, sede di colorati e fioriti giardini per gran parte dell’anno.

La Torre è alta trenta metri e si sviluppa su tre piani: è senz’altro la parte più antica dell’edificio, simbolo della potenza sociale, economica e politica dei Rufolo nella prima parte della loro vita.

Oltre alla Torre qui si apre un meraviglioso Giardino con la cosiddetta Sala dei Cavalieri, con enormi arcate ogivali. Torre e Sala erano collegate tra loro da ambienti di cui oggi si vedono solo i resti.

Di fronte a queste due presenza architettoniche, il Giardino: una vera e propria esaltazione del romanticismo ottocentesco che disegnò lo stesso Neville Reid dando luogo ad una scuola per giardinieri che ancora oggi esiste.

L’epoca di Reid è il momento della rinascita dei giardini della villa. Reid decise di impiegare diverse piante esotiche, ampliando la sua attività di arricchimento delle zone verdi fino a farla divenire una opera filantropica a favore della cittadinanza.

Tanto da fare costruire a sue spese un acquedotto che portava acqua dalla contrada del Tabernacolo fino alla piazza del Vescovado, dove oggi si può ancora osservare una fontana pubblica.

Il Giardino subì purtroppo diversi interventi di demolizione, non ultimo quello del 1955 in cui la costruzione di una strada provinciale distrusse la parte alta del giardino.

La zona del Pozzo della Villa è quella che ispirò Richard Wagner per la sua scenografia de “il magico giardino incantato di Klingsor” del Parsifal. Un piccolo angolo di paradiso con piante esotiche, pini e cipressi.

Il Belvedere di Villa Rufolo è quello che oggi ospita spettacoli ed eventi della città, con un palco proteso nel vuoto che attira ogni anno milioni di turisti, curiosi e spettatori.

Villa Rufolo 5

Per quanto riguarda, invece, gli ambienti interni dell’edificio, procedendo verso il lato settentrionale del giardino si possono ammirare i resti della Balnea, l’area utilizzata per le cure termali riemersa solo di recente.

Poi il Bagno Turco, dove sono ancora ben visibili i resti delle canalizzazioni delle acque e la cupola, integra ancora oggi.  Dai giardini si accede poi alla parte più bassa della struttura, dove si può osservare lo sviluppo del colonnato che regge il Chiostro al piano sovrastante. Qui vi sono dei locali oggi adibiti a Teatro.

Risalendo in superficie, oltre i giardini, si giunge a quella che fu la sala da pranzo, con volte a crociera e sostenute da colonne.

Attraversando un sottopassaggio ci si ricongiunge al Chiostro per tornare verso l’uscita. Qui all’esterno lungo il muro di cinta si possono ammirare i decori che arricchiscono l’edificio e da poco è stata individuata una Cappella dove si svolgono mostre o eventi artistici di natura diversa.

 

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